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Dicono di noi...

Laboratorio "MOUSIKE" svolto in collaborazione con l'International Music Institute

Il significato di una parola si coglie infatti solo se la pronuncia dei suoni che la compongono è corretta, e il senso di una frase compiuta si ritrova essenzialmente nella sua melodia: la frase interrogativa, come quella affermativa o negativa, hanno una propria melodia ed è ancora da questa che si capisce se una frase è finita oppure no.
Riteniamo inoltre che in genere sia controproducente anche l’addentrarsi subito nella parte teorica, ciò infatti impedisce spesso agli allievi di abbandonarsi al piacere della musica e fa considerare quest’ultima soltanto “come una disciplina didattica”.
Perciò invece di iniziare con il pentagramma, la lettura delle note e/o aridi solfeggi, l’insegnante presenterà le attività musicali in forma ludica al fine di incoraggiare il bambino ad una partecipazione attiva e gioiosa, poiché la noia è la prima nemica di ogni forma di apprendimento.
Concludendo, possiamo dire che il nostro metodo si basa su un’idea pedagogica semplice ma efficace: “La musica si impara facendola e non astraendola”.
Imparare a scrivere le note sul pentagramma non significa “imparare la musica” bensì solo “imparare a codificarla” cioè iniziare a valle anziché a monte.
La musica si impara invece, in primo luogo, traducendo in concreto il proprio bisogno di viverla fisicamente ed emotivamente, così che essa contribuisca alla formazione ed alla crescita globale dell’individuo.
All’uopo, ciò che più di ogni altro riesce a coinvolgere fisicamente ed emotivamente, è senza ombra di dubbio il connubio musica-movimento, come ampiamente dimostrato dai maggiori didatti della musica (vedi ad es. Jaques Dalcroze e Carl Orff). Infatti proprio attraverso il movimento si riesce ad interiorizzare concetti quali: pulsazione, ritmo, tempo, accenti binari, ternari e quaternari, tonalità maggiori e tonalità minori, che altrimenti sarebbero difficili da comprendere solo da un punto di vista logico e razionale .
Un altro elemento assolutamente essenziale nell’insegnamento/apprendimento della musica è il Ritmo. Il Ritmo ha una grandissima capacità di coinvolgimento emotivo e in genere cattura e affascina il bambino e tutti coloro che non sono ancora “esperti di musica” molto più e molto prima di una bella melodia, che per essere apprezzata a pieno richiede –in genere- una sensibilità musicale più approfondita.
Il “Ritmo” costituisce le fondamenta su cui basare tutto l’edificio dell’insegnamento musicale, infatti nessuno può pensare di fare musica e andare “fuori tempo”… i due concetti sono assolutamente incompatibili.
La centralità del “Ritmo” era ben conosciuta da Carl Orff, che infatti basa buona parte della sua didattica sull’utilizzo degli strumenti a percussione, tanto che oggi quando si parla di strumentario didattico per l’insegnamento della musica nelle scuole molto spesso si semplifica indicandolo semplicemente come “Strumentario Orff” .
Noi siamo ben consci dell’importanza del Ritmo e degli strumenti a percussione nella formazione musicale del bambino e quindi lo strumentario didattico è fondamentale anche nella nostra metodologia “Mousikè” tanto che ogni nostro operatore ha sempre con se un “valigione” contenente tutto lo strumentario completo.
Un altro elemento è ancora da sottolineare e da tener presente nell’insegnamento/apprendimento della musica : l’importanza del gruppo, della relazione con l’altro, del “Coro” e dell’ ”Orchestra”, dove ciascuno può e deve sentirsi nello stesso tempo “protagonista” ma anche parte di un “tutto” più grandioso, affascinante ed emotivamente coinvolgente.
Si “impara”, pertanto, attraverso una esperienza creativa e collettiva che coinvolga tutto ciò che alla musica è o può essere collegato: movimento, danza, ritmo, scansione verbale, vocalità, canto, strumentario didattico-musicale, drammatizzazione, performance.
Solo attraverso tutto ciò il bambino potrà veramente “vivere” la musica e di conseguenza impararla e, soprattutto, capirla. Capire come e perché essa nasce, individuarne le componenti espressive e strutturali ed infine razionalizzarla anche attraverso la “notazione” come forma indispensabile di memorizzazione e comunicazione.
Con il nostro metodo, pertanto, i bambini acquisiranno con gradualità ed in modo molto naturale e spontaneo una formazione musicale completa utilizzando però una metodica del tutto nuova che permetterà loro di “vivere” l’esperienza musicale attraverso un curricolo “essenziale e progressivo”.
Si parte da un forte legame con la contestualità dell’esperienza diretta, utilizzando – soprattutto nella scuola dell’infanzia e nel I° ciclo elementare – linguaggi diversi quali il movimento, la danza, il ritmo, la voce, le percussioni per arrivare poi nel II° ciclo a forme sempre più pronunciate di decontestualizzazione ed astrazione rappresentate dall’uso di uno strumento musicale e dalla padronanza del codice notale.
Infine, nella nostra programmazione viene data grande importanza al canto: esso infatti è lo strumento più efficace per aiutare i bambini a socializzare ed a sentirsi “classe”, inoltre è il mezzo più semplice per suscitare in essi il desiderio di comprendere e gustare la musica.
Bisogna sottolineare, a questo punto, come nelle scuole il bambino viva in genere l’esperienza “canora” in modo sbagliato…
Spesso la scelta di una “canzone” non è dettata da ragioni propriamente musicali e l’interesse per il significato delle parole, per la congruità di un testo rispetto a determinate festività oppure a determinati argomenti prevale sulla valutazione di un rapporto equilibrato tra l’effettiva capacità di estensione vocale del bambino (in considerazione della sua età) ed il brano proposto.
Ciò provoca spesso un senso di frustrazione nel bambino che, se non riesce ad intonare correttamente quanto proposto, si reputa “stonato” e si inibisce al canto.
Invece –tranne rarissime eccezioni legate per lo più a difetti fisici dell’apparato fonatorio o di quello uditivo- non esistono bambini stonati !! ..esistono solo voci non educate al canto, o peggio, voci alle quali si chiede qualcosa che non è ancora nelle loro possibilità.
Le corde vocali sono sostanzialmente dei muscoli, ora ad esempio, nessun insegnante di educazione fisica si sognerebbe di far saltare un metro, un metro e mezzo, ad un bambino che fa ginnastica per le prime volte, eppure non si sa perché ma spesso si pretende di far cantare tutta la scala (o canzoni che utilizzino tutte le sue note) a bambini che sono ancora troppo piccoli per poterle intonare.
Noi abbiamo studiato a fondo lo sviluppo delle corde vocali nei bambini da due a dieci anni e quindi nella nostra programmazione didattica proponiamo sempre canzoni la cui estensione permette ai bambini di cantare a voce piena, con buona intonazione, ma soprattutto con soddisfazione e gioia.
Nel canto inoltre è opportuno rivolgere grande attenzione alla corretta apertura della bocca, alla articolazione della voce, alla sottolineatura delle note e delle vocali ed infine è sempre preferibile che i testi delle canzoni siano “significativi” per i bambini a cui vengono proposti, affinché i bambini possano comprendere a pieno, o meglio, vivere attivamente ed emotivamente, le canzoni che stanno cantando.
Donato di Donato

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